BIOGRAFIA

Luciano Di Gregorio, artista pescarese di origini ortonesi, nel 1979 consegue la maturità presso il Liceo Artistico di Pescara. Allievo di grandi Maestri del Novecento Abruzzese, Elio Di Blasio, Alfredo Del Greco e dello scultore Ferdinando Gammelli, del quale frequenta lo studio in età giovanile. Artista poliedrico in continua ed incessante sperimentazione tecnica, la sua ultima produzione è costituita da una serie di interessanti lavori dallo stesso definiti ” Fotografite”, istanti, momenti, fotogrammi, sguardi plasmati e resi con polvere di grafite. Definibile di formazione accademica, inizialmente egli si esprime in maniera canonica con visioni paesaggistiche, classicistiche ed oniriche. In seguito, quindi, inizia ad avvertire un’urgente necessità di sperimentazione che lo conduce ad una pittura plastica, abbandonando quasi del tutto l’ausilio del colore in favore del “bianco e nero” attraverso il quale egli rende le sue immagini con una particolare ed intensa espressività, con un lieve apparire, con un segno deciso, con un fugace ma pur vitale lirismo. Il “non-finito” che caratterizza le sue opere, inoltre, consegna al fruitore una lettura aperta a sensazioni individuali e soggettive. Non-finito, quindi, in realtà definito e finito, le cui forme sono sempre solidamente plastiche, eleganti e mai banali. Dicono di lui … è un artista a 360° , come pochi … l’ho visto in numerose performances … un artista attuale, capace di mettersi in gioco in diverse discipline artistiche, ogni sua opera è una sorpresa del suo fare.

Prefazione e riflessioni
La creatività dell’arte, questa strana cosa…
Ho sempre considerato il disegno la maniera più diretta e tangibile per identificare tutto ciò che la vita nasconde e che abbiamo sotto gli occhi. Mente, cuore e curiosità, il cocktail delle grandi sorprese. Scoprire tutto ciò che esiste dietro l’angolo, dietro un velo, ma soprattutto riflettere su tutto ciò che ci attraversa. Come camminare nella nebbia o al buio ed avvertire la sorpresa.
Ho iniziato a disegnare da piccolissimo, ad appena quattro anni perché per me era il modo più spontaneo di giocare. All’epoca passavo ore davanti al televisore con una matita ed un quadernino, di quelli con la copertina nera ed il bordo rosso, a cercare di copiare i disegni che il maestro Alberto Manzi mostrava nel suo programma televisivo ( Non è mai troppo tardi ) per analfabeti adulti. Ho frequentato le elementari presente ma in realtà assente sempre intento a disegnare minuscole forme.
Arrivo al Liceo Artistico che per me era il paradiso in terra, regno della bellezza di fare arte, scoprii la mia necessità artistica. Infatti, a volte trovandomi nelle sue vicinanze, allungo il percorso per potervi passare davanti all’istituto per ricordare le tante emozioni avute. Era l’epoca dei mille scioperi, mille assemblee d’istituto, mille contestazioni e ci si credeva insieme ai nostri docenti. Colgo l’occasione per ricordare alcuni miei maestri d’arte, artisti del novecento abruzzese, Elio Di Blasio, Ferdinando Gammelli, Alfredo Del Greco, ottimi insegnanti che da loro ho ereditato il gioco serio dell’arte.
Ora, dopo tanti percorsi, fatti di ricerche e di travagli artistici, con la voglia incondizionata di rimettermi in gioco, mi trovo per la prima volta a voler realizzare il mio primo libro/catalogo personale d’arte, forse perché allo specchio ora intravedo non solo rughe orizzontali ma anche quelle verticali, le migliori.